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Enrico Baj

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Enrico Baj nasce a Milano nel 1924, città nella quale, dopo aver terminato il Liceo Classico, intraprende gli studi in Medicina, che abbandonerà in seguito all’esperienza della seconda guerra mondiale, in favore della Facoltà di Giurisprudenza. Parallelamente comincia a seguire i corsi dell’Accademia di Belle arti di Brera, iniziando a coltivare anche la sua rete di rapporti con poeti e letterati italiani e stranieri, che mantenne per tutta la sua vita.
Partecipe attento delle avanguardie italiane degli anni Cinquanta, fondatore del movimento nucleare, una tra le più innovative tendenze artistiche del periodo, è sempre stato intellettualmente aperto ad instaurare contatti con artisti ed intellettuali europei.
Sempre negli anni Cinquanta comincia, inoltre, a collaborare con alcune riviste d’avanguardia come “Il Gesto”, “Direzioni”, “Documento Sud” e “Phases”, esperienza che non fa che aumentare la sua passione per la scrittura, portandolo alla pubblicazione di alcuni testi.
In questi anni è fervente anche la sua attività espositiva in Italia e in Europa, dove promuove la sua arte attraverso mostre personali e collettive. Al 1952 risale il Manifesto della Pittura Nucleare, mentre al 1957 quello Contro lo Stile, in opposizione alla ripetitività del formalismo stilistico. Nel 1954 fonda il Mouvement internetional pour une Bauhaus imaginiste, al fine di contrastare la razionalizzazione forzata dell’arte.
Ad influenzare fortemente il suo stile sono le esperienze artistiche dadaiste. Fra le sue differenti variazioni stilistiche, restano celebri i suoi collages realizzati con l’ausilio dei materiali più diversi. Nella sua arte prevale, molto spesso, l’impulso di fare pittura con ogni sorta di materiale, il quale fornisce molteplici possibilità espressive. Attraverso le sue opere, Enrico Baj, riesce ad essere sempre vicino alla situazione sociale del proprio paese, come nel caso della tela dedicata ai funerali dell’Anarchico Pinelli. Dal suo modo di operare traspare quella che viene definita: una critica alla contemporaneità, all’uso indiscriminato della tecnologia, al prevalere della forma sulla sostanza, alla riduzione dell’arte ad una moda, alla spettacolarizzazione ed al consumo di ogni oggetto.
Dal punto di vista politico ed ideologico, l’artista ha aderito fin da giovane al movimento anarchico e, a conferma di questo, la sua opere si è sempre dimostrata poco rispettosa nei confronti del potere, in tutte le su forme.
Si spegne a Vergiate nel 2003.